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Blogger: Alleluja
Nome: Fulvio Capitani
Sono un prete di una parrocchia sulle colline del Chianti, un po' impallinato del mondo di internet, ma anche della vita concreta, della poesia e di tutto ciò che costella l'universo umano

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giovedì, 22 maggio 2008

Zingari

zingara

Dedicato a chi si stupisce che la Chiesa oggi abbia parole di difesa per chi non difende più nessuno, sono parole che vengono da lontano, e che a me fanno rifllettere:

CAMPO INTERNAZIONALE DEGLI ZINGARI

OMELIA DI PAOLO VI

Pomezia, 26 settembre 1965

La pioggia, che, per tutta la notte dal sabato alla domenica 26 settembre e sin verso le ore 13 s’è rovesciata fitta e insistente nell’intero Lazio, rende impossibile lo svolgimento dell’intero programma stabilito per lo storico incontro tra il Papa e il novissimo pellegrinaggio.
Si tratta di nomadi, gitani, zingari di diverse stirpi, nazioni e provenienze, tutti affratellati dal vincolo della fede, desiderosi di porgere al Vicario di Gesù Cristo un atto di sentitissimo ossequio.
Eppure . . . «aquae multae non potuerunt exstinguere caritatem». Sull’inclemenza del tempo il fervore cristiano ha il sopravvento, per acclamare la venuta del Santo Padre; la S. Messa da Lui celebrata; la sua affettuosa Esortazione; i particolari di un colloquio iniziatosi con squisita intesa e perciò destinato a prolungarsi nel tempo.
Spostata alquanto la sede dell’incontro: ma sicuramente accresciuto l’entusiasmo dei protagonisti, - molti dei quali negli sgargianti costumi tradizionali - la sacra manifestazione si attua in ambiente di profonda religiosità e commozione, con l’altare disposto a ridosso della facciata del pre-seminario «Angelo Bartolomasi» a un duecento metri dall’accampamento nei pressi di Pomezia.
Il Santo Padre giunge alle ore 17 e passa tra due fitte ali di gitani e di altri fedeli provenienti da Roma e dalle città e paesi circonvicini.
Dopo il Vangelo, letto alla moltitudine in cinque idiomi diversi, l’omelia di Sua Santità.

Cari Zingari, cari Nomadi, cari Gitani,
venuti da ogni parte d'Europa, a voi il Nostro saluto.

1. Il Nostro saluto a voi, pellegrini perpetui; a voi, esuli volontari; a voi, profughi sempre in cammino; a voi, viandanti senza riposo! A voi, senza casa propria, senza dimora fissa, senza patria amica, senza società pubblica! A voi, che mancate di lavoro qualificato, mancate di contatti sociali, mancate di mezzi sufficienti!

Saluto a voi, che avete scelto la vostra piccola tribù, la vostra carovana, come vostro mondo separato e segreto; a voi, che guardate il mondo con diffidenza, e con diffidenza siete da tutti guardati; a voi, che avete voluto essere forestieri sempre e dappertutto, isolati, estranei, sospinti fuori di ogni cerchio sociale; a voi, che da secoli siete in marcia, e ancora non avete fissato dove arrivare, dove rimanere!

2. Ecco: siete oggi arrivati qua; siete convenuti qua. Vi trovate fra voi, e quasi formate un popolo; vi incontrate con Noi, e vi accorgete che questo è un grande avvenimento, quasi una scoperta.

Comprendete, nomadi carissimi, il significato di questo incontro. Qui trovate un posto, una stazione, un bivacco, differente dagli accampamenti, dove di solito fanno tappa le vostre carovane: dovunque voi vi fermiate, voi siede considerati importuni e estranei; e restate timidi e timorosi; qui no; qui siete bene accolti, qui siete attesi, salutati, festeggiati. Vi capita mai questa fortuna? Qui fate un'esperienza nuova: trovate qualcuno che vi vuole bene, vi stima, vi apprezza, vi assiste. Siete mai stati salutati, durante le vostre interminabili escursioni, come fratelli? Come figli? Come cittadini eguali agli altri? Anzi come membri d'una società che non vi respinge, ma che vi accoglie, vi cura e vi onora? Che cosa significa questa novità? Dove siete arrivati?

Siete arrivati, innanzi tutto, in un mondo civile, che non vi disprezza, non vi perseguita, non vi esclude dal suo consorzio. Dovete riconoscere che la società circostante è molto cambiata da quella che qualche decennio fa vi proscrisse e vi fece tanto soffrire. Senza odio per chi verso di voi fu spietato e crudele, e fece vilmente morire tanti vostri simili. Noi diamo un pensiero di cordiale ricordo agli zingari vittime delle persecuzioni razziali, preghiamo per i vostri morti, e invochiamo da Dio per i vivi e per i defunti la pace, eterna per questi, terrena per tutti gli uomini di questo mondo. Sì, siate bravi e giusti; e riconoscete che la società oggi è migliore; e se voi preferite stare ai margini di essa, e tollerate perciò tanti fastidi, essa però offre a tutti la sua libertà, le sue leggi ed i suoi servizi.

3. Ma ciò che ora conta è una scoperta differente. Voi scoprite di non essere fuori, ma dentro un'altra società; una società visibile, ma spirituale; umana, ma religiosa; questa società, voi lo sapete, si chiama la Chiesa. Voi oggi, come forse non mai, scoprite la Chiesa. Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al cento, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa, perché siete soli: nessuno è solo nella Chiesa; siete nel cuore della Chiesa, perché siete poveri e bisognosi di assistenza, di istruzione, di aiuto; la Chiesa ama i poveri, i sofferenti, i piccoli, i diseredati, gli abbandonati.

E' qui, nella Chiesa, che voi vi accorgete d'essere non solo soci, colleghi, amici, ma fratelli; e non solo fra voi e con noi, che oggi come fratelli vi accogliamo, ma, per un certo verso, quello cristiano, fratelli con tutti gli uomini; ed è qui, nella Chiesa, che vi sentite chiamare famiglia di Dio, che conferisce ai suoi membri una dignità senza confronti, e che tutti li abilita ad essere uomini nel senso più alto e più pieno; ed essere saggi, virtuosi, onesti e buoni; cristiani in una parola.

Noi siamo lieti del titolo di Capo della santa Chiesa, che senza Nostro merito Ci è conferito, per salutarvi tutti, cari Nomadi, cari Zingari, cari pellegrini sulle strade della terra, proprio come Nostri figli; per tutti accogliervi, per tutti benedirvi.

Vorremmo che il risultato di questo eccezionale incontro fosse quello di farvi pensare alla santa Chiesa, alla quale voi appartenete; di farvela meglio conoscere, meglio apprezzare, meglio amare; e vorremmo che il risultato fosse insieme quello di svegliare in voi la coscienza di ciò che voi siete; ciascuno di voi deve dire a se stesso: io sono cristiano, io sono cattolico. E se qualcuno di voi non può dire così, perché non ha tale fortuna, sappia che la Chiesa cattolica vuol bene anche a lui, lo rispetta, lo aspetta! E voglia lui pure guardare alla Chiesa con occhio sincero e con animo buono.

4. Questa risvegliata coscienza nei confronti della Chiesa deve essere il primo effetto di questa memorabile giornata. Ma non il solo. Vi sono tante altre cose che Noi desideriamo per voi e da voi. Come quando le vostre carovane, dopo lungo e faticoso cammino, arrivano in un bel posto verde e tranquillo, vicino ad un fiume limpido e fresco, e trovano ristoro, refrigerio e letizia, così vorremmo che questo convegno fosse benefico per voi di tanti conforti spirituali: quello della pace della coscienza, quello della promessa di mantenervi bravi ed onesti, quello della preghiera semplice e profonda, quello del perdono reciproco fra di voi, se mai i vostri animi fossero divisi e ostili; e così via. Noi pensiamo che dovrebbero migliorarsi i vostri rapporti con la società, che attraversate e toccate con le vostre carovane: come voi gradite trovare ristoro e ospitalità gentile, dove vi accampate, così voi dovrete procurare di lasciare ad ogni tappa un ricordo buono e simpatico: che la vostra strada sia disseminata da esempi di bontà, di onestà, di rispetto. Forse qualificandovi meglio in qualche lavoro artigianale potrete perfezionare il vostro stile di vita a vostro e altri vantaggio. Ma più che tutto vorremmo da voi una promessa: quella di accettare l'assistenza premurosa e disinteressata dei bravi Sacerdoti e delle brave persone, che qua vi hanno condotti e che ancora vogliono guidarvi sulle vie del bene e della fede, quasi scortando appunto come padri e fratelli, i vostri interminabili itinerari. Fidatevi! Non abbiamo nulla da chiedervi, se non che voi accettiate la materna amicizia della Chiesa. Potremo fare qualche cosa per voi, per i vostri figli, per i vostri malati, per le vostre famiglie, per le vostre anime, se accorderete alla Chiesa e a chi la rappresenta la vostra fiducia.

5. E a queste stesse persone vogliamo tributare la Nostra riconoscenza ed esprimere il Nostro incoraggiamento. Ai Vescovi, che hanno cuore per questi Nostri umili figli randagi, a Mons. Bernardin Collin, Vescovo di Digne, che per incarico della Nostra Congregazione Concistoriale presiede alle opere di assistenza pastorale ai Nomadi, al bravo Padre Fleury, S.J., promotore di così benefica attività, a D. Bruno Nicolini, a D. Mario Ambrogio Riboldi, e a tutti i Sacerdoti e Religiosi e Laici che si prodigano in favore degli Zingari, sia ora per loro l'aperta voce del Nostro encomio e della Nostra gratitudine. Sono queste degne persone, che dimostrano ed esercitano la carità della Chiesa e Nostra verso la gente nomade, e che per essere ministre ad esse delle Nostre benedizioni, le meritano per sé affettuose e speciali.

Ed ora, fratelli e figli, preghiamo insieme. Il Pellegrino divino, a cui non fu né lunga né grave l'infinita via che dal cielo lo condusse in terra per farsi nostro compagno nel viaggio della vita, sta per ritornare presente, qui, fra noi e per noi, nel Sacramento dell'altare. Raccogliamo i nostri animi, riscaldiamo le nostre preghiere: Cristo è vicino. Diciamogli con la misteriosa invocazione della Bibbia: «Vieni, Signore Gesù» (Apoc. 22,20).  


postato da: Alleluja alle ore 10:50 | link | commenti (1)
categorie: nomadi, riflessioni e vita
venerdì, 25 aprile 2008

25 aprile - Festa della Liberazione - La libertà di Giorgio Gaber

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Da “Dialogo tra un impegnato e un non so” (1972)


postato da: Alleluja alle ore 18:06 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni e vita
lunedì, 21 aprile 2008

In Cammino

a piedi nudi

a cuore stretto

a seguir un filo

che ti unisca al cielo

a volte muta hai gridato

a volte con parole

senza suono hai pregato

e parti ancora un'altra tappa

verso il cielo
Immagine082-vi


postato da: Alleluja alle ore 11:33 | link | commenti (3)
categorie: poesia, foto, riflessioni e vita
mercoledì, 06 febbraio 2008

MERCOLEDI DELLE CENERI 2

citazione gentilmente concessa dal Blog di Agonia
 
DALLA TESTA AI PIEDI
 
Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione».
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo».
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.
Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?
Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
 
don Tonino Bello, Vescovo
5 Febbraio 1989

postato da: Alleluja alle ore 09:21 | link | commenti (1)
categorie: citazioni, preghiera, cristianesimo, riflessioni e vita

MERCOLEDI DELLE CENERI

MENU’ DEL DIGIUNO
(per il Mercoledì delle Ceneri e i Venerdì di Quaresima)

Antipasto di Canti meditativi
(lo chef consiglia un Inno allo Spirito Santo)

Primi Piatti
Versetti di Sacra Scrittura
(lo chef suggerisce Ezechiele 37,12-14)

Secondi Piatti
Trancio di Salmo
(lo chef suggerisce Salmo 86)

Sorbetto di Canto

Passo di Vangelo
con contorno di deliziosi minuti di silenzio
(consigliato un: Giovanni 6,35-40)
 
Frutta
Buffet di Intercessioni Spontanee
alternate da un canone cantato
(suggerito "In Manus tuas, Pater" dei Fratelli di Taizè)

Dessert
Padre Nostro servito a mani strette
(si consiglia di chiudere il pasto con un Canto Mariano)

postato da: Alleluja alle ore 08:46 | link | commenti (3)
categorie: cristianesimo, riflessioni e vita
martedì, 05 febbraio 2008

Martedì Grasso 2 la Vendetta

Eccole fatte e pronte da mangiare, le "frittelle":

05022008379

 

slurp, slurp!!!!


postato da: Alleluja alle ore 16:24 | link | commenti (2)
categorie: ricette, riflessioni e vita
mercoledì, 23 gennaio 2008

Smarrimenti

A fatica

mi muovo

cercando

a destra

o sinistra

l'ombra del capo

o un filo

nascosto

Lentamente

respiro

e sento come un ronzio

o una eco lontano

A volte mi giro

pensando al

cammino

e all'ombra

che in esso

mi stringe

Al più alzo

gli occhi

verso 

ferita di luce

sorrido

mentre il passo 

si fa avanti. 


postato da: Alleluja alle ore 17:27 | link | commenti (2)
categorie: poesia, riflessioni e vita
martedì, 22 gennaio 2008

Amarcord2

vecchie foto e un'affetto grande grande, sentirsi non fisicamnete ma moralmente portati in braccio, ricordo anche di una origine contadina e povera ...amarcord2

 


postato da: Alleluja alle ore 10:48 | link | commenti (4)
categorie: foto, riflessioni e vita
venerdì, 18 gennaio 2008

Amarcord

Io mi ricordo... con mia sorella e delle ciliege...

piccoli piccoli ...

amarcord


postato da: Alleluja alle ore 10:30 | link | commenti (4)
categorie: foto, riflessioni e vita
mercoledì, 09 gennaio 2008

quasi 20000 visite

Beh non ne ne colpa ne merito, merito invece e bontà e compiacenza di chi mi ha fatto visita, in questa angolo di casa che è il mio blog: buona strada a tutti!

Fulvio


postato da: Alleluja alle ore 13:31 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni e vita

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